Mani che creano

 

Gabriella Goffi: il lavoro delle mie mani

'La mia mamma mi insegnava a cucire. Io ero una donna, e allora dovevo imparare a cucire.
Se io ho un ricordo delle mie mani a quell'età: erano mani che dovevano cucire e fare cose utili.
C'era una cosa che lei mi ripeteva sempre: «Quando saremo morti e andremo in Paradiso, S. Pietro ci guarderà le mani e dirà: queste mani hanno lavorato, queste mani non hanno lavorato».

Questa cosa mi é rimasta molto dentro: le mie mani devono dimostrare che lavorano.
Non é che lei me l'abbia ripetuto continuamente, forse me l'ha detto una volta sola.
Legate alle mie mani ricordo solo le cose utili. Dovevo cucire perché ero una ragazza.
Le mie mani per lavorare


È stato tramite la poesia che sono arrivata qui. Avevo tante immagini che mi venivano alla mente e allora io mi sono chiesta: che cosa so fare? .
«Ho imparato a cucire, so solo mettere insieme quello che esiste, so solo cucire».
Allora ho fatto quello che potevo fare.
Ho pensato di cucire e di mettere insieme quello che esiste.
Questo é un fatto abbastanza cosciente: "anche con gli oggetti cucio.., cucio e lego.
Lego con il filo di ferro".
Ho bisogno di mettere insieme.


Questa cosa del costruire mi ha fatto uscire dalla mia impotenza.
Mi ha fatto venire un desiderio di potenza tremendo.
Prima, non avevo la capacità di dire quello che provavo. Non sapevo dire.
Ora so dire.

L'anima leggera

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L'anima leggera, é sempre la bambina che gioca, la bambina felice. E' anche una bambina molto vecchia: la sua testa é antica, é una "donna", vecchia di dolore, attraversata, bucata dal dolore. Non é la leggerezza della bambina incosciente é la leggerezza della bambina che ha subito violenza, nella testa ma é ancora viva

Infanzia di luce

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